Un antico nuovo territorio del vino


Molti tra i paesaggi enoici più conosciuti, appartengono alla Toscana: Montalcino e il suo Brunello, San Gimignano con la vernaccia, il Chianti, Bolgheri. Ora c’è un nuovo-vecchio territorio che si affaccia,  timidamente, nel panorama del vino e inizia a riscoprire un’antica vocazione viticola. Siamo ancora ai primi passi, con estensioni e numero di bottiglie ridotte, ma l’impegno verso la qualità e l’entusiasmo non mancano. IMG_9878Si tratta del volterrano.  Inserito tra la Valdicecina e la Valdera, il territorio si presenta in tutta la sua esasperata drammaticità dove i profondi collassi spesso ripiegano in curve ampie e morbide per poi impennarsi in improvvise verticali.Le balze, antiche ferite  inferte dal tempo all’anima friabile e argillosa del terreno,  incidono il paesaggio caratterizzandolo. Il giallo ocra esalta i verdi brillanti mentre sullo sfondo si erge, di grigio panchino, la medievale città di Volterra, il cui potere è stato oscurato nel 1479 dalla signorile Firenze. Diversa era la situazione in epoca etrusca, quando l’antica Velhatri imponeva la sua potenza e si inseriva felicemente nella Dodecapoli. È in questo  momento che l’olivo e la vite entrano a far parte del paesaggio agrario. Poi nei secoli soprattutto la vite diventa una coltura marginale e in generale Volterra punta sempre di più sull’estrazione di rame, allume, alabastro e sale.

IMG_0020Oggi, dopo ulteriori cambiamenti, c’è un ritorno alla campagna, intesa anche nella sua versione agrituristica a supporto dell’ospitalità per i crescenti flussi turistici della città. In questo ripensamento dell’economia si inserisce anche il rafforzamento di colture come l’olivo, l’utilizzo di grandi estensioni a  pascolo già rivitalizzato dalla grande immigrazione sarda degli anni ‘50, e  c’è chi ha portato sul territorio con buoni risultati anche  zafferano e  tartufo. Un discorso a parte merita la viticoltura, rimasta per anni elemento accessorio con pochi filari destinati al “vino di casa”, di recente  posta al centro di una politica di recupero e soprattutto di un lavoro in qualità condotto in particolar modo da cinque “ganzi” talmente innamorati di questo progetto da fondare l’Associazione Vignaioli di Volterra. Formalizzata ufficialmente pochi giorni fa, l’Associazione è di fatto attiva da più di un anno e vede un’energia frizzante di entusiasmo e collaborazione tra  5 diverse personalità con 5 espressioni del territorio differenti.

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Andando nel dettaglio, cominciamo doverosamente dalla cantina del  presidente Alessio Bernini. Al Podere Il Mulinaccio infatti, accanto all’agriturismo, allo zafferano e alla tartufaia controllata, si adagiano  1,5 ha di vigneto dedicati ai vitigni storici come Sangiovese grosso e Colorino. È già in preventivo la possibilità  di ampliare la superficie vitata includendo anche il vermentino. Il podere Il Mulinaccio è un’azienda che guarda a un biodinamico non radicale di cui sposa in particolare il principio di armonizzazione e benessere di ogni singola pianta. Il terreno in questa zona si presenta sabbioso con limo e scheletro garantendo una buona mineralità. Due i vini in questo momento in bottiglia: Nero Di Cosimo, 95% Sangiovese e 5% Colorino  affinato in botti di castagno e Cosimino,  un sangiovese in purezza che fa solo acciaio.

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Anima femminile del gruppo, Claudia Del Duca è la vicepresidente dell’Associazione nonché elemento portante di Podere Marcampo (non ce ne voglia papà Genuino). In questo caso siamo proprio a nord di Volterra, all’interno del Parco naturale delle balze. Il terreno presenta  argille plioceniche e come si legge nelle schede tecniche PH alcalino, ricco di sali e minerali. In cantina Claudia ha le idee molto chiare e cerca un vino fine ed elegante, tendente al giovane, complesso, ma non strutturato. Gli ettari vitati sono 2 dedicati  a Sangiovese e Merlot da cui provengono Genuino IGT Toscana rosso (Sangiovese, Merlot); Marcampo IGT Toscana rosso (Sangiovese, Merlot) e Giusto alle Balze IGT Toscana rosso (merlot) Anche a casa Del Duca c’è l’intenzione di aumentare la superficie vitata per fare spazio al bianco.

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Se Claudia rappresenta l’anima femminile e delicata dell’Associazione, Francesco Pepi è decisamente quella giovane, idealista e biodinamica . Nella sua Terra de’ Pepi sono banditi concimi chimici e  lavorazioni meccaniche invasive, si pratica il sovescio e c’è un grande rispetto per tempi biologici e cicli naturali. In cantina si segue l’enodinamica che  prevede la massima valorizzazione delle caratteristiche varietali senza l’ausilio di prodotti enologici come lieviti industriali, coadiuvanti delle fermentazioni, tannini ecc.  Ubicati in località  Villa Rioddi, a circa 1 km dal centro storico di Volterra, i vigneti si estendono per 3 ha di cui 2 sono di varietà a bacca rossa con Sangiovese, Montepulciano, Ciliegiolo, Colorino e 1 ha circa a bacca bianca con Vermentino. L’esposizione è a sud–ovest, nel versante di Volterra in cui si vede il mare, il suolo è prevalentemente argilloso con massiccia presenza di scheletro.

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Poi c’è una ventata di internazionalità con la Tenuta MonteRosola, nata nel 1999 per volontà di Carmen e Gottfried Schmitt, che ora parla  svedese grazie al recente acquisto da parte della  Famiglia Thomaeus. L’azienda è stata la prima a credere nel territorio e ha fatto da traino per gli altri. Curata nei minimi dettagli, con eleganza e rispetto per il territorio,  è da sempre condotta egregiamente dall’agronomo Michele Senese. MonteRosola  presenta 2 ha di vigneto con Sangiovese, Merlot, Cabernet S. e Shiraz, e un progetto di ampliamento per altri 15 ha. In bottiglia per adesso 4 rossi: Crescendo IGT Toscana rosso (Sangiovese), Canto della Civetta IGT Toscana rosso (Merlot), Corpo Notte IGT Toscana rosso (Sangiovese e Cabenet S.), Indomito IGT Toscana rosso (blend di Shiraz).

Infine l’infaticabile Mario Busato, veneto di origine vissuto inBelgio che a Volterra con la moglie Patrizia ha trovato il suo Rifugio dei Sogni un angolo di paradiso dove oltre all’agriturismo si produce vino. Quattro ettari di vigna su terreno di medio impasto leggermente argilloso tranne il vermentino che insiste su terreni tendenti al sabbioso, pazienza e  tanta passione portano il Rifugio dei Sogni in bottiglia. Nel 2003 esce la Goccia Volterrana (Sangiovese, Cabernet e Canaiolo), dalla vigna di 40 anni. Nel 2004 entrerà in commercio L’intensivo il Sangiovese, nel 2005Anima il Cabernet Sauvignon in purezza, e il Rosato di Cabernet Sauvignon, nel 2010 lo Chardonnay Alterego,Armonia il Sangiovese, Montepulciano e Foglia Tonda e l’ultimo nato nel 2012 il Vermentino. Un altro vino è in attesa di vedere la luce, Il Merlot 2012 ancora non in commercio e la prima “Bollicina Volterrana”.

Per DiVini Etruschi la manifestazione che promuove i vini della Dodecapoli svoltasi dal 1°al 3 maggio l’Associazione Vignaioli di Volterra ha potuto raccogliere buoni consensi da parte del pubblico, e l’incentivo giusto per proseguire sulla strada della qualità, ora non resta che tenere d’occhio i cinque “ganzi” e veder crescere negli assaggi la loro Volterra nel bicchiere.

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