DiVini Etruschi - 3/5 - Dodegustando i vini delle dodici città etrusche


DiVini Etruschi in Festival a Viterbo

Festival Etruschi Articolo

DiVini Etruschi prende parte al Festival degli Etruschi, momento conclusivo e riassuntivo di questo animato anno degli Etruschi che con incontri, racconti e passeggiate ha voluto sottolineare le possibilità, ancora inespresse, di crescita e sviluppo socio-economico dei nostri territori legati alle bellezze e alla cultura di questo antico popolo.

Sul legame tra Etrsuchi, viticoltura e vino, si muove da tempo DiVini Etruschi un progetto volto alla promozione dei vini e dei territori dell’antica Dodecapoli Etrusca (corrispondete alle odierne  Arezzo, Bolsena, Cerveteri, Chiusi, Cortona, Orvieto, Perugia, Populonia, Tarquinia, Veio, Volterra, Vulci) in cui si condensano le potenzialità provenienti dal legame di cultura territorio e prodotti di qualità, anche in considerazione dei numeri crescenti del turismo enogastronomico.

Popolo affascinante e ancora sotto molti aspetti misterioso,  gli Etruschi sono stati gli artefici di una trasformazione del paesaggio da naturale ad agrario grazie anche  allo sviluppo e applicazione di attente tecniche agrimensorie. Furono gli Etruschi  a valorizzare i nostri territori individuandone la vocazione produttiva e sempre a loro dobbiamo  la diffusione della  vite importata dal lontano Oriente – così come testimoniano i semi di vite ritrovati nelle tombe del Chianti e di Tarquinia, e la coltivazione dell’olivo.

Evoluzione di un precedente progetto, Divini Etruschi ripropone con maggiore determinazione l’idea di celebrare con eventi itineranti nelle città della Dodecapoli il vino di questi territori  (e l’olio nel progetto-costola dEVOto Etrusco), facendone una sorta di fil rouge  sulle cui tracce si sono avvicendati secoli di storia.

DiVini Etruschi vi aspettano sabato 12 settembre alle 19.00 nel Cortile di Palazzo dei Priori a Viterbo con la degustazione guidata da Carlo Zucchetti. Si continua poi  alle 21.00 a dodegustare  con il wine tasting DiVini Etruschi:  nei calici i vini dell’antica  dodecapoli.

 

Programma completo del Festival degli Etruschi 

Venerdì 13 settembre

Sala Regia Palazzo dei Priori

18:00

Diventare Pirati della Bellezza. Lo sviluppo economico economico della Tuscia attraverso la cultura

Intervengono Alessandro Ruggieri, Rettore dell’Università degli Studi della Tuscia

Carlo Galeotti, Direttore di Tusciaweb

Filippo Rossi, Direttore Artistico di Caffeina Festival

Partecipa Alfonsina Russo, Soprintendente per l’Archeologia del Lazio e dell’Etruria Meridionale

Modera Andrea Baffo, Direttore Generale Fondazione Caffeina Cultura Onlus

Sabato 12 settembre

Sala Regia Palazzo dei Priori

9:00 La Tuscia per gli Etruschi

a cura di Marina Micozzi, Università degli Studi della Tuscia

10:00

I tesori nella pietra. Altari, chiese, case ed altri enigmi nei boschi di Soriano nel Cimino

Un cammino degli Etruschi alle fonti di Papacqua

Intervengono Marco Fanti e Francesca Ceci

11:00

Acquarossa, la Città di un Re. Passato,

presente e futuro a cura di Paolo Giannini

12:00

Via cava di Fratenuti in Pitigliano

a cura di Riccardo Pivirotto e Anna Ghetti

intervengono Giuseppe Franci e Marcello Ferini

Museo Nazionale Etrusco – Rocca Albornoz

15:30

I colori degli Etruschi: scienza e archeologia alla Rocca Albornoz

Sala del Consiglio Palazzo dei Priori

15:00

Gli Etruschi e la medicina.

Meravigliosa storia di un popolo leggendario a cura di Francesco Rollo, primario medico e storico della Medicina

16:00

Etruschi Presenti

incontro – racconto a cura dell’Associazione Antico Presente e del Comune di Barbarano Romano

L’Etruria dei divulgatori

Barbro Santillo Frizell, archeologa svedese

Gli Etruschi Presenti

Eva Carlestal, antropologa ricercatrice svedese

Design: “Un lungo viaggio”

Alessandro Lenarda, architetto

L’Antico Presente per il futuro di Barbarano Romano. Dagli Etruschi Presenti alla Rotta dei Fenici

con Maria Giulia Catemario

Modera Giovanna Rossiello

Intervengono il Sindaco di Barbarano Romano Marchesi

ed il Direttore del Parco Marturanum Stefano Celletti

18:30

La donna etrusca: eredità e tracce

Introducono Rita Giorgi, Centro per gli Studi

Criminologici, giuridici e sociologici e Massimo Pistilli,

Studio Legale Pistilli Reho & Associati

Intervengono Flavio Castaldo, archeologo; Antonello

Ricci, narratore di comunità; Roberta de Vito, giornalista

Conduce Tsao Cevoli, Archeologo e giornalista

Cortile Palazzo dei Priori

19:00

DiVini Etruschi – Dodegustando i vini delle dodici città etrusche

a cura di Carlo Zucchetti, enogastronomo

21:00

Te li do io gli Etruschi…

“Pillole” archeopoeticomusicali di e con Antonello Ricci

con la partecipazione di Pietro Benedetti e Olindo Cicchetti (letture), Roberto Pecci (percussioni), Antonio Tonietti (chitarre)

in contemporanea

Wine Tasting dei vini

della Dodecapoli Etrusca a cura di DiVini Etruschi

Domenica 13 settembre

Località Bisenzio (Capodimonte)

10:00

Passeggiata-racconto “all’Etrusca” Salire a Bisenzio – Nel paesaggio più bello del mondo

Conduce Antonello Ricci,

pillole storico-archeologiche di Andrea Babbi

ricerca testi e performance a cura di Dario Rossi (in collaborazione con Lorenza Bernini).

Letture Pietro Benedetti e Olindo Cicchetti

Percussioni Roberto Pecci

Sala Regia Palazzo dei Priori

10:00

Le vie cave etrusche nel territorio dei tufi: origini, funzioni, stato attuale, e loro salvaguardia

a cura di Antonello Carrucoli

11:00

La scoperta del Fanum Voltumnae (il santuario federale della lega etrusca) da Vetus Urbs alle due Volsinii

a cura di Pietro Tamburini, Direttore del Museo territoriale del lago di Bolsena

12:00

Il museo archeologico di Barbarano Romano: gli Etruschi nell’entroterra

a cura di Francesca Pontani

16:00

Una nuova realtà del patrimonio archeologico della Tuscia: il Museo Civico di Nepi

Interviene Stefano Francocci, Direttore del Museo Civico Archeologico di Nepi

17:00

Un parente per Vel, nuove scoperte dalla tomba a casetta di Sferracavallo di Norchia

a cura di Archeotuscia

Introducono Luciano Proietti (vice presidente di Archeotuscia),

Mario Sanna (scopritore della tomba).

Intervengono Simona Sterpa (direttrice della campagna di scavo) e Paolo Binaco (esperto nella catalogazione dei reperti).

Conclude Lorenzo Benini (finanziatore dello scavo)

18:00

L’alba degli Etruschi. Aspetti e testimonianze della cultura villanoviana.

Proiezione del documentario

Regia di Corrado Re, con Nico Guidetti e Jeris Fochi

18:30

Le antiche terme di Viterbo

a cura di Archeoares

Cortile Palazzo dei Priori

18:30

Memorie dal sottosuolo

con Ferdinando Vaselli; musiche S.F. Trio; chitarra

Sebastiano Forte; batteria Federico Leo; contrabbasso

Carmine Iuvone; con l’intervento di Luca Lancise

 

12-13 settembre 2015

10:00 Museo Civita P.zza G. Matteotti – Grotte di Castro

Passeggiata tra archeologia e natura. Alla scoperta degli etruschi di Grotte di Castro

a cura del Gruppo Archeologico Castrum Cryptarum e del Museo Civita

 

Info:

Museo Civita, piazza G. Matteotti,

Grotte di Castro (VT);

tel. 0763796983 – 0763797173

museocivicogrottedicastro@simulabo.it

 

Festival degli Etruschi Viterbo dall’ 11 al 13 settembre 2015

festivaletrushi

Venerdì 13 settembre

Sala Regia Palazzo dei Priori

18:00

Diventare Pirati della Bellezza. Lo sviluppo economico economico della Tuscia attraverso la cultura

Intervengono Alessandro Ruggieri, Rettore dell’Università degli Studi della Tuscia

Carlo Galeotti, Direttore di Tusciaweb

Filippo Rossi, Direttore Artistico di Caffeina Festival

Partecipa Alfonsina Russo, Soprintendente per l’Archeologia del Lazio e dell’Etruria Meridionale

Modera Andrea Baffo, Direttore Generale Fondazione Caffeina Cultura Onlus

Sabato 12 settembre

Sala Regia Palazzo dei Priori

9:00 La Tuscia per gli Etruschi

a cura di Marina Micozzi, Università degli Studi della Tuscia

10:00

I tesori nella pietra. Altari, chiese, case ed altri enigmi nei boschi di Soriano nel Cimino

Un cammino degli Etruschi alle fonti di Papacqua

Intervengono Marco Fanti e Francesca Ceci

11:00

Acquarossa, la Città di un Re. Passato,

presente e futuro a cura di Paolo Giannini

12:00

Via cava di Fratenuti in Pitigliano

a cura di Riccardo Pivirotto e Anna Ghetti

intervengono Giuseppe Franci e Marcello Ferini

Museo Nazionale Etrusco – Rocca Albornoz

15:30

I colori degli Etruschi: scienza e archeologia alla Rocca Albornoz

Sala del Consiglio Palazzo dei Priori

15:00

Gli Etruschi e la medicina.

Meravigliosa storia di un popolo leggendario a cura di Francesco Rollo, primario medico e storico della Medicina

16:00

Etruschi Presenti

incontro – racconto a cura dell’Associazione Antico Presente e del Comune di Barbarano Romano

L’Etruria dei divulgatori

Barbro Santillo Frizell, archeologa svedese

Gli Etruschi Presenti

Eva Carlestal, antropologa ricercatrice svedese

Design: “Un lungo viaggio”

Alessandro Lenarda, architetto

L’Antico Presente per il futuro di Barbarano Romano. Dagli Etruschi Presenti alla Rotta dei Fenici

con Maria Giulia Catemario

Modera Giovanna Rossiello

Intervengono il Sindaco di Barbarano Romano Marchesi

ed il Direttore del Parco Marturanum Stefano Celletti

18:30

La donna etrusca: eredità e tracce

Introducono Rita Giorgi, Centro per gli Studi

Criminologici, giuridici e sociologici e Massimo Pistilli,

Studio Legale Pistilli Reho & Associati

Intervengono Flavio Castaldo, archeologo; Antonello

Ricci, narratore di comunità; Roberta de Vito, giornalista

Conduce Tsao Cevoli, Archeologo e giornalista

Cortile Palazzo dei Priori

19:00

DiVini Etruschi – Dodegustando i vini delle dodici città etrusche

a cura di Carlo Zucchetti, enogastronomo

21:00

Te li do io gli Etruschi…

“Pillole” archeopoeticomusicali di e con Antonello Ricci

con la partecipazione di Pietro Benedetti e Olindo Cicchetti (letture), Roberto Pecci (percussioni), Antonio Tonietti (chitarre)

in contemporanea

Wine Tasting dei vini

della Dodecapoli Etrusca a cura di DiVini Etruschi

Domenica 13 settembre

Località Bisenzio (Capodimonte)

10:00

Passeggiata-racconto “all’Etrusca” Salire a Bisenzio – Nel paesaggio più bello del mondo

Conduce Antonello Ricci,

pillole storico-archeologiche di Andrea Babbi

ricerca testi e performance a cura di Dario Rossi (in collaborazione con Lorenza Bernini).

Letture Pietro Benedetti e Olindo Cicchetti

Percussioni Roberto Pecci

Sala Regia Palazzo dei Priori

10:00

Le vie cave etrusche nel territorio dei tufi: origini, funzioni, stato attuale, e loro salvaguardia

a cura di Antonello Carrucoli

11:00

La scoperta del Fanum Voltumnae (il santuario federale della lega etrusca) da Vetus Urbs alle due Volsinii

a cura di Pietro Tamburini, Direttore del Museo territoriale del lago di Bolsena

12:00

Il museo archeologico di Barbarano Romano: gli Etruschi nell’entroterra

a cura di Francesca Pontani

16:00

Una nuova realtà del patrimonio archeologico della Tuscia: il Museo Civico di Nepi

Interviene Stefano Francocci, Direttore del Museo Civico Archeologico di Nepi

17:00

Un parente per Vel, nuove scoperte dalla tomba a casetta di Sferracavallo di Norchia

a cura di Archeotuscia

Introducono Luciano Proietti (vice presidente di Archeotuscia),

Mario Sanna (scopritore della tomba).

Intervengono Simona Sterpa (direttrice della campagna di scavo) e Paolo Binaco (esperto nella catalogazione dei reperti).

Conclude Lorenzo Benini (finanziatore dello scavo)

18:00

L’alba degli Etruschi. Aspetti e testimonianze della cultura villanoviana.

Proiezione del documentario

Regia di Corrado Re, con Nico Guidetti e Jeris Fochi

18:30

Le antiche terme di Viterbo

a cura di Archeoares

Cortile Palazzo dei Priori

18:30

Memorie dal sottosuolo

con Ferdinando Vaselli; musiche S.F. Trio; chitarra

Sebastiano Forte; batteria Federico Leo; contrabbasso

Carmine Iuvone; con l’intervento di Luca Lancise

12-13 settembre 2015

10:00 Museo Civita P.zza G. Matteotti – Grotte di Castro

Passeggiata tra archeologia e natura. Alla scoperta degli etruschi di Grotte di Castro

a cura del Gruppo Archeologico Castrum Cryptarum e del Museo Civita

Info:

Museo Civita, piazza G. Matteotti,

Grotte di Castro (VT);

tel. 0763796983 – 0763797173

museocivicogrottedicastro@simulabo.it

Un antico nuovo territorio del vino

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Molti tra i paesaggi enoici più conosciuti, appartengono alla Toscana: Montalcino e il suo Brunello, San Gimignano con la vernaccia, il Chianti, Bolgheri. Ora c’è un nuovo-vecchio territorio che si affaccia,  timidamente, nel panorama del vino e inizia a riscoprire un’antica vocazione viticola. Siamo ancora ai primi passi, con estensioni e numero di bottiglie ridotte, ma l’impegno verso la qualità e l’entusiasmo non mancano. IMG_9878Si tratta del volterrano.  Inserito tra la Valdicecina e la Valdera, il territorio si presenta in tutta la sua esasperata drammaticità dove i profondi collassi spesso ripiegano in curve ampie e morbide per poi impennarsi in improvvise verticali.Le balze, antiche ferite  inferte dal tempo all’anima friabile e argillosa del terreno,  incidono il paesaggio caratterizzandolo. Il giallo ocra esalta i verdi brillanti mentre sullo sfondo si erge, di grigio panchino, la medievale città di Volterra, il cui potere è stato oscurato nel 1479 dalla signorile Firenze. Diversa era la situazione in epoca etrusca, quando l’antica Velhatri imponeva la sua potenza e si inseriva felicemente nella Dodecapoli. È in questo  momento che l’olivo e la vite entrano a far parte del paesaggio agrario. Poi nei secoli soprattutto la vite diventa una coltura marginale e in generale Volterra punta sempre di più sull’estrazione di rame, allume, alabastro e sale.

IMG_0020Oggi, dopo ulteriori cambiamenti, c’è un ritorno alla campagna, intesa anche nella sua versione agrituristica a supporto dell’ospitalità per i crescenti flussi turistici della città. In questo ripensamento dell’economia si inserisce anche il rafforzamento di colture come l’olivo, l’utilizzo di grandi estensioni a  pascolo già rivitalizzato dalla grande immigrazione sarda degli anni ‘50, e  c’è chi ha portato sul territorio con buoni risultati anche  zafferano e  tartufo. Un discorso a parte merita la viticoltura, rimasta per anni elemento accessorio con pochi filari destinati al “vino di casa”, di recente  posta al centro di una politica di recupero e soprattutto di un lavoro in qualità condotto in particolar modo da cinque “ganzi” talmente innamorati di questo progetto da fondare l’Associazione Vignaioli di Volterra. Formalizzata ufficialmente pochi giorni fa, l’Associazione è di fatto attiva da più di un anno e vede un’energia frizzante di entusiasmo e collaborazione tra  5 diverse personalità con 5 espressioni del territorio differenti.

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Andando nel dettaglio, cominciamo doverosamente dalla cantina del  presidente Alessio Bernini. Al Podere Il Mulinaccio infatti, accanto all’agriturismo, allo zafferano e alla tartufaia controllata, si adagiano  1,5 ha di vigneto dedicati ai vitigni storici come Sangiovese grosso e Colorino. È già in preventivo la possibilità  di ampliare la superficie vitata includendo anche il vermentino. Il podere Il Mulinaccio è un’azienda che guarda a un biodinamico non radicale di cui sposa in particolare il principio di armonizzazione e benessere di ogni singola pianta. Il terreno in questa zona si presenta sabbioso con limo e scheletro garantendo una buona mineralità. Due i vini in questo momento in bottiglia: Nero Di Cosimo, 95% Sangiovese e 5% Colorino  affinato in botti di castagno e Cosimino,  un sangiovese in purezza che fa solo acciaio.

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Anima femminile del gruppo, Claudia Del Duca è la vicepresidente dell’Associazione nonché elemento portante di Podere Marcampo (non ce ne voglia papà Genuino). In questo caso siamo proprio a nord di Volterra, all’interno del Parco naturale delle balze. Il terreno presenta  argille plioceniche e come si legge nelle schede tecniche PH alcalino, ricco di sali e minerali. In cantina Claudia ha le idee molto chiare e cerca un vino fine ed elegante, tendente al giovane, complesso, ma non strutturato. Gli ettari vitati sono 2 dedicati  a Sangiovese e Merlot da cui provengono Genuino IGT Toscana rosso (Sangiovese, Merlot); Marcampo IGT Toscana rosso (Sangiovese, Merlot) e Giusto alle Balze IGT Toscana rosso (merlot) Anche a casa Del Duca c’è l’intenzione di aumentare la superficie vitata per fare spazio al bianco.

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Se Claudia rappresenta l’anima femminile e delicata dell’Associazione, Francesco Pepi è decisamente quella giovane, idealista e biodinamica . Nella sua Terra de’ Pepi sono banditi concimi chimici e  lavorazioni meccaniche invasive, si pratica il sovescio e c’è un grande rispetto per tempi biologici e cicli naturali. In cantina si segue l’enodinamica che  prevede la massima valorizzazione delle caratteristiche varietali senza l’ausilio di prodotti enologici come lieviti industriali, coadiuvanti delle fermentazioni, tannini ecc.  Ubicati in località  Villa Rioddi, a circa 1 km dal centro storico di Volterra, i vigneti si estendono per 3 ha di cui 2 sono di varietà a bacca rossa con Sangiovese, Montepulciano, Ciliegiolo, Colorino e 1 ha circa a bacca bianca con Vermentino. L’esposizione è a sud–ovest, nel versante di Volterra in cui si vede il mare, il suolo è prevalentemente argilloso con massiccia presenza di scheletro.

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Poi c’è una ventata di internazionalità con la Tenuta MonteRosola, nata nel 1999 per volontà di Carmen e Gottfried Schmitt, che ora parla  svedese grazie al recente acquisto da parte della  Famiglia Thomaeus. L’azienda è stata la prima a credere nel territorio e ha fatto da traino per gli altri. Curata nei minimi dettagli, con eleganza e rispetto per il territorio,  è da sempre condotta egregiamente dall’agronomo Michele Senese. MonteRosola  presenta 2 ha di vigneto con Sangiovese, Merlot, Cabernet S. e Shiraz, e un progetto di ampliamento per altri 15 ha. In bottiglia per adesso 4 rossi: Crescendo IGT Toscana rosso (Sangiovese), Canto della Civetta IGT Toscana rosso (Merlot), Corpo Notte IGT Toscana rosso (Sangiovese e Cabenet S.), Indomito IGT Toscana rosso (blend di Shiraz).

Infine l’infaticabile Mario Busato, veneto di origine vissuto inBelgio che a Volterra con la moglie Patrizia ha trovato il suo Rifugio dei Sogni un angolo di paradiso dove oltre all’agriturismo si produce vino. Quattro ettari di vigna su terreno di medio impasto leggermente argilloso tranne il vermentino che insiste su terreni tendenti al sabbioso, pazienza e  tanta passione portano il Rifugio dei Sogni in bottiglia. Nel 2003 esce la Goccia Volterrana (Sangiovese, Cabernet e Canaiolo), dalla vigna di 40 anni. Nel 2004 entrerà in commercio L’intensivo il Sangiovese, nel 2005Anima il Cabernet Sauvignon in purezza, e il Rosato di Cabernet Sauvignon, nel 2010 lo Chardonnay Alterego,Armonia il Sangiovese, Montepulciano e Foglia Tonda e l’ultimo nato nel 2012 il Vermentino. Un altro vino è in attesa di vedere la luce, Il Merlot 2012 ancora non in commercio e la prima “Bollicina Volterrana”.

Per DiVini Etruschi la manifestazione che promuove i vini della Dodecapoli svoltasi dal 1°al 3 maggio l’Associazione Vignaioli di Volterra ha potuto raccogliere buoni consensi da parte del pubblico, e l’incentivo giusto per proseguire sulla strada della qualità, ora non resta che tenere d’occhio i cinque “ganzi” e veder crescere negli assaggi la loro Volterra nel bicchiere.

1,2,3… parte DiVini Etruschi a Volterra

copertina

1,2,3… via: parte DiVini Etruschi a Volterra,  la manifestazione dedicata ai vini della Dodecapoli etrusca, che proseguirà fino al 3 maggio alle logge di Palazzo dei Priori. Oltre alle cantine dell’Associazione Vignaioli di Volterra, saranno  protagoniste le cantine di Arezzo Fattoria di Gratena, Bolsena Villa Puri, Cerveteri Casale Cento Corvi, Chiusi Colle Santa Mustiola, Cortona Baracchi, Orvieto Palazzone, Perugia Goretti, Piombino Sangiusto, Tarquinia Tenuta di sant’Isidoro, Veio Terre del Veio e Vulci Terre Etrusche Cantina Lotti.

Si taglia il nastro e  si brinda alla manifestazione e alla neonata Associazione Vignaioli di Volterra.

Alzate i calici, stringetevi un po’,  ci siete tutti?  Il sindaco Marco Buselli, il vicesindaco Riccardo Fedeli, no, lui è stato trattenuto, ma sta arrivando, l’assessore alle Attività Produttive Gianni Baruffa, l’Associazione Vignaioli di Volterra: il presidente Alessio Berini de Il Mulinaccio, Claudia Del Duca di Podere Marcampo, Mario Busato del Rifugio dei Sogni, Michele Senesi di Tenuta MonteRosola e Francesco Pepi di Terre de’ Pepi,  e gli organizzatori Carlo Zucchetti e Alessandra Di Tommaso ( www.carlozucchetti.it). Un sorriso e dite: DiVini Etruschi! Clic, foto!

Numerosissimi  i visitatori. Si calcolano più di mille presenze tra curiosi e appassionati che ieri hanno varcato le porte delle logge di Palazzo dei Priori per assaggiare i vini, partecipare ai Laboratori del Gusto organizzati da Slow Food Volterra in collaborazione con Fattoria dell’Antica Filiera Castelnuovo Val di Cecina e acquistare i prodotti a km0 Mostra Mercato dell’Emporio del Gusto di Volterra.

Si prosegue oggi e domani con un programma ricco di appuntamenti:  degustazioni, banchi d’assaggio, laboratori del gusto,  mostra mercato e spettacoli. I visitatori potranno assaggiare i vini della Dodecapoli acquistando al desk il ticket per gli assaggi comprensivo di calice e tracolla. E questa sera DiVini Etruschi resterà aperto fino alle 24.00.

 

 

Sangiusto: vino, mare, Etruschi

sangiusto

Quando il finestrino della macchina si abbassa, una piacevole brezza iodata ci ricorda che siamo in prossimità del mare. Le costruzioni intorno a noi invece testimoniano un recente passato segnato dall’industria siderurgica a ciclo integrale. Stretta fra il Tirreno e la Maremma, Piombino sta ancora facendo i conti con la riconversione turistica imposta dalla crisi dell’acciaio. I 380 chilometri quadrati della Val di Cornia in cui è inserita di certo aiutano, così come il grande patrimonio archeologico dei vicini siti di Baratti e Populonia, il parco di Ripigliano e la Sterpaia, la Costa degli Etruschi. La macchina segue le indicazioni di una passante, si lascia alle spalle gli alti palazzi e l’edilizia della città-fabbrica e si inerpica verso la collina di Salivoli.

Raggiungere l’azienda Sangiusto di Pierluigi Bonti si trasforma in una piccola impresa, una “quete” di cavalleresca memoria per la conquista di un diverso calice. E come ogni avventura che si rispetti, bisogna essere attenti agli indizi e cogliere i segni anche quando sono ben mimetizzati nella natura. Impavidi e determinati raggiungiamo finalmente la meta.

IMG_9763Un signore esce dalla cantina con una dama di sfuso e vedendo che guardiamo verso il mare: “Fatevi portare nel vigneto – ci dice – da lassù c’è una vista incredibile!”.  Giovanni esce subito dopo, sorridente e abbronzato sotto il suo berretto verde salvia.

L’azienda è qui dai primi del ‘900, quando il bisnonno, il Giovanni da cui ha ereditato il nome, è approdato su queste sponde. Non arrivava da molto lontano, ma era una distanza fatta di mare, elemento che moltiplica la percezione dello spazio.  L’Elba, quel pezzo di terra nel Tirreno, seppure a una manciata di chilometri dalla costa, veniva percepita come luogo separato, diverso dal continente e dalla sua civiltà.  Contrariamente alle aspettative, Giovanni aveva poco del carattere isolano, chiuso e introverso, era di mentalità aperta e sguardo lungo tanto da lasciarsi tutto alle spalle per ricominciare una vita nuova. Compra l’azienda e inizia coltivare. C’è già anche il vigneto. Poi di generazione in generazione, l’azienda si trasforma e arriva a Pierluigi – padre dell’attuale Giovanni – e ai suoi fratelli che si spostano in città e diventano venditori di vino. Pierluigi invece resta tra i vigneti, gli piace allevare la vite, prendersi cura della campagna. “Mio padre, gli  garba lavorare in vigna, è lui che gestisce  le lavorazioni, si occupa della potatura, decide quale sistema adottare” Giovanni sorride, i suoi occhi neri brillano sotto la visiera del cappello.

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“Come è impostata adesso la cantina? Ho visto che vendi anche lo sfuso. Da parte dei ristoratori ultimamente c’è richiesta dello sfuso d’autore anche qui succede?” chiede Carlo mentre ci avviamo alle macchine per raggiungere i vigneti.

“Stiamo valutando una riorganizzazione e dei cambiamenti nella gamma dei vini per avere una maggiore linearità, stiamo facendo un ragionamento sui vini superiori, Sangiusto e Appiani, per il Sangiusto in particolare vorremmo cercare un taglio diverso e più fresco. Per adesso ti posso dire che dalla vendemmia  2014 non uscirà né il Sangiusto, né il Rosso degli Appiani. Per quanto riguarda lo sfuso è una realtà importante, abbiamo una buona richiesta sia da parte degli abitanti locali, sia dei turisti, e anche i ristoranti si stanno muovendo in questo senso. Considera che il nostro raggiunge i 13,5-14%. Noi vinifichiamo tutto per l’imbottigliamento quello che rimane nella pressatura va allo sfuso”.

“E di bottiglie quante ne fate?” chiede Carlo.

“Siamo arrivati a 60.000. Per la maggior parte vendiamo sia all’estero, in particolare Germania e Lussemburgo, che in Italia attraverso piccoli canali. Anche se può sembrare una scelta azzardata, non cerchiamo la visibilità, ma il contatto. Credo che nel vino la componente psicologica giochi un ruolo fondamentale e vorrei poter trasmettere la serietà che c’è dietro la nostra azienda. Laddove possibile è fondamentale il rapporto diretto e la possibilità di veicolare la nostra idea di vino che si nutre dell’amore per il nostro territorio, fatto di colline, vigneti, mare, parchi,  imbevuto di cultura etrusca. La scelta di puntare su vitigni come il sangiovese, il trebbiano, il vermentino anziché prediligere una più facile strada bordolese vuole sottolineare il legame alla storia dei luoghi. Ci siamo assunti un rischio che ci ha portato ad affrontare delle difficoltà, ma anche a distinguerci. Un altro elemento caratterizzante è il mantenimento di una conduzione familiare che ci consente di seguire direttamente tutti i processi dall’allevamento della vite alla vendita del vino. Mi piace poter dire di conoscere ogni minuto della vita di una nostra bottiglia”.

Giovanni riesce a tenere insieme spirito pratico e spinta ideale, soprattutto riesce a tenere insieme tante realtà. Oltre la cantina infatti c’è il ristorante, I Tretruschi  che domina il  Golfo di Baratti. Creato con due soci amici, il ristorante è una vera passione per lui e una buona vetrina per i suoi vini.

IMG_9750Il fuoristrada è sceso a singolar tenzone con la strada che si arrampica sul promontorio, i solchi profondi delle piogge invernali mettono a dura prova gli ammortizzatori. Carlo:”A parte la posizione a dir poco vocata, qui hai un bel terreno rosso, indice di buona mineralità e mi sembra anche molto scheletrato. Quanti ceppi per ettaro e che resa fai?”

Giovanni:”Abbiamo 5mila ceppi per ha con una produzione di 60qli/ha su un totale di circa 15 ha vitati”.

Sui bordi, il disordinato ordine creativo della natura rivela il rispetto  dell’ecosistemaIMG_9753 nelle pratiche aziendali pur non essendo in regime biologico “Usiamo concimi organici, il sovescio non lo facciamo, ma qui l’uva gode di una posizione ottimale, ventilata e ben esposta che è già una garanzia per avere un frutto sano”. Ci spiega Giovanni mentre camminiamo. I fiori blu cobalto dei lampascioni si fanno notare tra il verde confuso dell’erba in crescita, qua e là le succulente foglie carnose del Carpobrotus (o fico degli Ottentotti) con i grandi fiori  rosa fucsia e gialli  creano singolari isole ben sistemate che sanno di mare. Davanti a noi si distingue Punta Falcone tra il golfo di Salivoli e Calamoresca. Una bella camminata lungo la costa porta alla Buca delle Fate, al Golfo di Baratti e a Populonia. Sentieri e toponimi che evocano un mondo di leggende, di archeologia e di natura  a cui è difficile resistere.

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Sangiusto  fa parte dei DiVini Etruschi, la manifestazione volta a  promuovere  i vini dell’antica Dodecapoli Etrusca  che si terrà  a Volterra,  a Palazzo Pretorio, piazza dei Priori,   il prossimo 1-2-3 maggio 2015.

 

 

SAN GIUSTO DI BONTI PIERLUIGI

Loc. salivoli, 16 – 57025 Piombino (LI)

Cel: +39 38 7913674

Email: giovannibonti@libero.it

 

I Vini

Vermentino IGT Toscana bianco

Bontesco IGT Toscana rosato

Bontesco IGT Toscana rosso

Sangiusto IGT Toscana rosso

Rosso degli Appiani IGT Toscana (Sangiovese, Montepulciano d’Abruzzo)

Val di Cornia DOC Sassi al Sole

Programma: 1-2-3 Maggio 2015 Volterra

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A Volterra un primo maggio divino…anzi di più una tre giorni DiVini Etruschi

Dal 1 al 3 maggio i vini della Dodecapoli Etrusca tornano a Volterra con un ricco programma di degustazioni guidate e un nutrito banco d’assaggio a cui si uniranno laboratori del gusto, prodotti a km0 e cene dedicate alle tipicità del territorio.

A due anni di distanza a Volterra torna, rinnovata, la grande manifestazione ideata e organizzata da www.carlozucchetti.it che riunisce i vini delle 12 città dell’antica
Dodecapoli Etrusca: VolterraArezzoBolsenaCerveteriChiusi,Cortona,
OrvietoPerugiaPiombino,  TarquiniaVeioVulci.
Tanti i cambiamenti a partire dal nome che diventa plurale a sottolineare la molteplicità di città, territori e vitigni uniti sotto l’egida culturale etrusca.

Quest’anno poi la manifestazione ha una spinta in più. Divini Etruschi si avvale infatti della collaborazione della neonata Associazione dei Vignaioli di Volterra che riunisce le 5 cantine: Podere Il Mulinaccio, Podere Marcampo, Rifugio dei Sogni, Tenuta MonteRosola, Terre de’Pepi, con l’obiettivo di dare a questo territorio la visibilità che merita anche in campo enoico.

Divini Etruschi vi porterà poi alla scoperta di Volterra con menu dedicati alle tipicità del territorio nei migliori locali della Città.

Per chiudere una serata degustazione tutta dedicata all’agnello Pomarancino con i vini dell’Associazione Vignaioli Volterra. La cena si terrà al ristorante Da Beppino ed è organizzata in collaborazione con il Consorzio dell’Agnello Pomarancino e con la condotta Slow Food di Volterra e Valdicecina che stanno alacremente lavorando per ottenere il presidio Slow Food per questo prodotto tradizionale.

DiVini Etruschi Volterra è organizzata da www.carlozucchetti.it e Associazione Vignaioli Volterra, in collaborazione con: Slow Food di Volterra e Valdicecina, Associazione Tartufo dell’Alta Val di Cecina, Emporio del Gusto, Pro Volterra, Consorzio Turistico Volterra Valdicecina, ed il patrocinio del Comune di Volterra e della Cassa di Risparmio Volterra.

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Programma DiViniEtruschi 2015

Logge del Palazzo Pretorio Piazza dei Priori

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Venerdì 1 Maggio

Ore 11:00 Apertura Banchi d’Assaggio -Wine Tasting dei vini della Dodecapoli Etrusca in collaborazione con L’Associazione Vignaioli Volterra e Mostra Mercato dell’Emporio del Gusto di Volterra.

Ore 11:30 Laboratorio del Gusto a cura di Slow Food di Volterra in collaborazione con Fattoria dell’Antica Filiera Castelnuovo Val di Cecina: “Dal latte al formaggio, come nasce uno dei più antichi prodotti alimentari” dimostrazione passaggio per passaggio di come si fa a far formaggio.

Ore 12:30 Inaugurazione Manifestazione alla presenza di Marco Buselli – Sindaco della Città di Volterra; Gianni Baruffa – Assessore alle Attività produttive; Alessio Bernini – Presidente Associazione Vignaioli Volterra.

Ore 17:30 Laboratorio del Gusto a cura di Slow Food Volterra in collaborazione con Fattoria dell’Antica Filiera Castelnuovo Val di Cecina: “L’arte del formaggio, dall’olfatto al palato” degustazione guidata di formaggi, le lavorazioni a latte crudo e le appropriate tecniche di degustazione. Ore 20:00 Chiusura Banchi d’Assaggio -Wine Tasting.

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Sabato 2 Maggio

Ore 11:00 Apertura Banchi d’Assaggio – Wine Tasting dei vini della Dodecapoli Etrusca in collaborazione con L’Associazione Vignaioli Volterra e Mostra Mercato dell’Emporio del Gusto di Volterra. Esposizione di prodotti basati sulla canapa a cura di Slow Food Volterra in collaborazione con Toscanapa e Consorzio M126. Sarà presente un responsabile del progetto Toscanapa per informazioni.

Ore 17:00 Laboratorio del Gusto a cura di Slow Food Volterra in collaborazione con la Vena di Vino: “Il ponce a Volterra, due chiacchere sul liquore livornese più famoso e la sua diffusione nella città etrusca” dimostrazione su come veniva e viene preparato il “ponce”.

Ore 18:00 Degustazione “I Vini dei DiVini Etruschi” guidata Sandro Sangiorgi giornalista enogastronomo direttore della rivista Porthos. Al termine della Degustazione guidata il Consorzio M126 e l’Associazione Toscanapa presentano in assaggio alcuni prodotti a base di canapa.

Ore 21:00 Spettacolo Musicale Folk e d’improvvisazione a cura de “La Tazza di Arianna”. Ore 24:00 Chiusura Banchi d’Assaggio -Wine Tasting.

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Domenica 3 Maggio

Ore 11:00 Apertura Banchi d’Assaggio -Wine Tasting dei vini della Dodecapoli Etrusca in collaborazione con L’Associazione Vignaioli di Volterra e Mostra Mercato dell’Emporio del Gusto di Volterra. Esposizione e degustazione di cioccolato artistico a cura di Slow Food Volterra in collaborazione con Chic & Shock cioccolateria volterrana.

Ore 11:30 Laboratorio del Gusto a cura di Slow Food Volterra in collaborazione con Chic & Shock cioccolateria volterrana. “Divino cioccolato, dalla preparazione alla degustazione” cercando di capire da dove viene e come viene fatto, culminando con la degustazione guidata del prodotto finito.

Ore 17:30 Degustazione “I Vini dei DiVini Etruschi” guidata da Franco Pallini, giornalista enogastronomo collaboratore di www.winenews.it.

 Ore 19:00 Laboratorio del Gusto a cura di Slow Food Volterra “aperitivo un po’ strano” due chiacchere attorno ad un aperitivo a base di cioccolato, formaggi e vino

Ore 20:00 Chiusura Banchi d’Assaggio Wine Tasting.

Ore 20:30 Da Beppino Via delle Prigioni, 21  Tel. 0588 86051 Cena degustazione:

“Il Consorzio dell’Agnello Pomarancino, la Cinta Senese del Podere Risalso e i vini dei viticoltori Associazione Vignaioli di Volterra con la collaborazione di Slow Food Volterra”

Insaccati di Cinta Senese, Salame di Pecora Pomarancina e Torta Salata Gnudi di ricotta e spinaci al burro e salvia Maccheroni con ragout bianco di Agnello Pomarancino, asparagi e baccelli Arista di Cinta Senese Agnello Pomarancino al cartoccio con patate arrosto alle erbe aromatiche, misticanza di verdure Tortino al cioccolato fondente con crema inglese e scorzette di arancia candite La cena sarà accompagnata dai Vini dei Vignaioli Volterra € 30,00

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Comunicato Stampa DiVini Etruschi

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A Volterra un primo maggio divino…anzi di più una tre giorni DiVini Etruschi

 

Dal 1 al 3 maggio i vini della Dodecapoli Etrusca tornano a Volterra con un ricco programma di degustazioni guidate e un nutrito banco d’assaggio a cui si uniranno laboratori del gusto, prodotti a km0 e cene dedicate alle tipicità del territorio.

A due anni di distanza a Volterra torna, rinnovata, la grande manifestazione ideata e organizzata da www.carlozucchetti.it che riunisce i vini delle 12 città dell’antica Dodecapoli Etrusca: Volterra, Arezzo, Bolsena, Cerveteri, Chiusi, Cortona, Orvieto, Perugia, Piombino, Tarquinia, Veio, Vulci. Tanti i cambiamenti a partire dal nome che diventa plurale a sottolineare la molteplicità di città, territori e vitigni uniti sotto l’egida culturale etrusca.

Quest’anno poi la manifestazione ha una spinta in più. Divini Etruschi si avvale infatti della collaborazione della neonata Associazione dei Vignaioli di Volterra che riunisce le 5 cantine: Podere Il Mulinaccio, Podere Marcampo, Rifugio dei Sogni, Tenuta MonteRosola, Terre de’Pepi, con l’obiettivo di dare a questo territorio la visibilità che merita anche in campo enoico. Il cuore della manifestazione sarà a piazza dei Priori, negli antichi e articolati spazi delle Logge di Palazzo Pretorio dove sarà possibile, in un’unica soluzione, assaggiare i vini DiVini Etruschi, partecipare ai laboratori del gusto organizzati dalla condotta Slow Food di Volterra e Valdicecina e lasciarsi tentare dai prodotti tipici a km0 della mostra mercato a cura dell’Emporio del Gusto. Non mancheranno momenti di approfondimento dedicati in esclusiva al vino e alle sue sfumature di gusto, due infatti le degustazioni guidate da importanti giornalisti enogastronomi. Sabato 2 maggio condurrà la degustazione Sandro Sangiorgi giornalista, editore, direttore della rivista Porthos, con la sua consueta sincerità graffiante in cui poesia e dissidenza trovano armonia nella profonda conoscenza del vino. Domenica 3 maggio sarà la volta di Franco Pallini, giornalista enogastronomo collaboratore di www.winenews.it, che grazie alla sua competenza traccia sempre interessanti confronti.

Divini Etruschi vi porterà poi alla scoperta di Volterra con menu dedicati alle tipicità del territorio nei migliori locali della Città.

Per chiudere una serata degustazione tutta dedicata all’agnello Pomarancino con i vini dell’Associazione Vignaioli Volterra. La cena si terrà al ristorante Da Beppino ed è organizzata in collaborazione con il Consorzio dell’Agnello Pomarancino e con la condotta Slow Food di Volterra e Valdicecina che stanno alacremente lavorando per ottenere il presidio Slow Food per questo prodotto tradizionale.

DiVini Etruschi Volterra è organizzata da www.carlozucchetti.it e Associazione Vignaioli Volterra, in collaborazione con: Slow Food di Volterra e Valdicecina, Associazione Tartufo dell’Alta Val di Cecina, Emporio del Gusto, Pro Volterra, Consorzio Turistico Volterra Valdicecina, ed il patrocinio del Comune di Volterra e della Cassa di Risparmio Volterra.

 

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Terre del Veio: una cantina nel parco

terre del veio

È sempre interessante vedere una cantina nella sua fase “adolescenziale” quella in cui si affrontano profonde trasformazioni che andranno a definirne l’identità. Un passaggio che presuppone la messa in discussione di tutto quello che è stato fatto, come è stato fatto e perché è stato fatto, si smonta per ricostruire, si valuta e si analizza per capire cosa tenere e cosa lasciare, dove intervenire e fino a che punto.  Un momento delicato in cui non mancano difficoltà, passi falsi, incertezze, cambi di rotta, ma anche nuovi obiettivi vicini e lontani, progetti, idee, stimoli, si consolidano le radici e si decide il futuro. IMG_6853Passeggiare tra i filari di Terre del Veio e parlare con Paolo David fa pensare a tutto questo. La sua è una storia simile a tante altre, un lavoro poco soddisfacente in civici ambienti chiusi e un suocero stanco di portare avanti da solo la piccola azienda di famiglia. Così tentato da una vita all’aria aperta, Paolo inizia a interessarsi della campagna. Nel 2000 subentra definitivamente al suocero affidandosi ancora a lui  per avere consigli e indicazioni  sulle coltivazioni. In azienda c’è anche la vite, ancora a tendone per ottenere il massimo di produzione. Sia in vigna che in cantina, l’approccio è tradizionale, non presuppone un progetto e gli obiettivi sono quelli essenziali e immediati della resa. Poi gradatamente si compie il passaggio. Paolo acquista una sempre maggiore autonomia. IMG_6851Nel frattempo anche il mondo del vino inizia a cambiare, la richiesta si orienta sempre di più verso la qualità e diventa necessario un ripensamento dell’impostazione aziendale. Fondamentale diventa l’individuazione di professionalità valide per compiere il salto di qualità. Inizia così la collaborazione con i due enologi Maurilio Chioccia e Gianluca Mugnai. “Quella 2014 è stata la terza vendemmia con i nuovi enologi. Lavorare con Maurilio e Gianluca  è davvero un piacere. Non solo per la competenza, ma anche per  la capacità di trasmettere passione e insegnamenti. Con loro c’è sempre da imparare! Hanno studiato l’azienda e i terreni e ora, insieme, stiamo mettendo a punto la gamma” Dice Paolo David, faccia aperta, brunita  dal lavoro in campagna. “Pensa che ancora faccio la Romanella. Sapete cosa significa  Romanella?” ci chiede “è la mano di pittura che si dà per rinfrescare un ambiente. Ed è il vino da fraschetta, un vino contadino semplice e frizzante che adesso fa parte della nuova DOC Roma. La richiesta c’è, così ne faccio qualche bottiglia”.

IMG_6877“Che tipo di terreno hai qui? ” chiede Carlo

“In parte tufaceo in parte argilloso” risponde Paolo

“Una parte quindi è vulcanico?” incalza Carlo

“Sì, vedi quel monte laggiù?” Paolo alza la mano per indicare un’altura in lontananza “quello era un vulcano, qui infatti il terreno è scuro, c’è molta basaltina. Più in là è composto da breccole. Poi diventa cretoso”

“Hai fatto alcuni cambiamenti importanti come intendi proseguire? Quali sono i progetti per il futuro?” chiede Carlo mentre entriamo in cantina.

IMG_6878“Il mio compito era quello di gettare le basi che cercherò di consolidare, poi ci sono i figli che dovranno continuare questo percorso. Dario inizierà enologia a Viterbo il prossimo anno. Nell’immediato sto portando avanti il progetto per una nuova cantina e una nuova bottaia per l’affinamento, poi ancora nel mondo delle idee c’è l’agriturismo e la fattoria didattica. Siamo all’interno del Parco di Veio, poco lontano dal ritrovamento del più antico luogo di sepoltura etrusco dipinto “Leoni Ruggenti” (700 a.c.). Una zona con grandi potenzialità sia da punto di vista naturalistico che culturale, ma al momento sono solo e devo ragionare sulle priorità. ”. Con la tipica accortezza dell’agricoltore, Paolo sa che bisogna fare un passo alla volta, non avere fretta, perché il vino ha i tempi lunghi e i risultati si conquistano con pazienza.

IMG_6880Oltre al vino, Terre del Veio è anche olio extra vergine d’oliva e  miele:  “Le mie 15 arnie  sono un vero antistress. Prendermi cura delle api mi fa passare qualsiasi pensiero o preoccupazione”. Ma ci sono anche le galline e i galli con la doppia cresta che inneggiano al sole  con un chicchirichì squillante. Davanti alla porta della cantina, seduta su una vecchia sedia, Rosa fa le parole crociate e aspetta i clienti. Rosa è la suocera di Paolo, detta “La Marescialla” e non è difficile intuirne i motivi. Ai suoi occhi azzurro mare  non sfugge niente, anche quando sembrano guardare altrove. Con il suo piglio determinato, Rosa presidia la cantina e serve il vino sfuso, una voce ancora importante per Terre del Veio.  Per chi cerca un buon vino da pasto, la cantina è  un punto di riferimento fondamentale, con due elementi che fanno la differenza: una campagna all’interno di un Parco che è già Roma, quindi naturalezza e vicinanza . I clienti affezionati salutano, entrano e fanno da soli.

Il mondo del vino è fatto anche di questo: semplicità, immediatezza, continuità e rapporti familiari.

Terre del Veio  fa parte dei DiVini Etruschi, la manifestazione volta a  promuovere  i vini dell’antica Dodecapoli Etrusca  che si terrà  a Volterra,  a Palazzo Pretorio, piazza dei Priori,   il prossimo 1-2-3 maggio 2015.

 

Terre del Veio

Via Formellese, 137/d – 00123 Roma

Tel. 30 88 84 70 fax 30880104

www.terredelveio.it

info@terredelveio.it

 

I Vini

Cremera I.G.T. Lazio bianco (Malvasia puntinata)

Nexum I.G.T. Lazio bianco (Viogner, Pinot bianco)

Cremera I.G.T. Lazio rosso (Montepulciano, Merlot, Pinot nero)

Nexum I.G.T. Lazio rosso (Cabernet, Merlot)

 

Gratena: un nuovo vitigno storico

Gratena

La lunga fila di cipressi ordinata e regolare segna la cadenza dello sguardo che tenta di insinuarsi tra i tronchi slanciati. Porzioni di vigneti in primo piano scivolati sul saliscendi di colline lasciano scoprire in lontananza macchie boschive dalla natura più prepotente e sfacciata. Siamo già all’interno della Fattoria di Gratena che si estende per 180 ettari sulle pendici del Pratomagno, in località Pieve a Maiano. Il podere come si legge sul sito “è stato fondato prima della battaglia di Campaldino del 1289 dai frati che custodivano il canale della Chiana e venne ampliato ogni anno vincendo il bosco nel quale ancora all’inizio del nostro secolo era transitabile un tratto di strada etrusca e poi romana che da Bucine portava ad Arezzo”.  Fabio De Ambrogi vive qui dal 1999, nel vecchio casale che ancora profuma di ricordi di una semplice e signorile vita rurale. Il modo di parlare e di muoversi tradiscono urbane origini romane e trascorsi lavorativi in un ambito diverso. “Mio padre era top manager da Gucci e inizialmente ne ho seguito le tracce. Ho lavorato nel campo della moda occupandomi dell’export. Mi era capitato di lavorare ad Arezzo e di venire a dormire qui. Il passaggio è stato naturale, da una parte la crisi dell’azienda in cui lavoravo dall’altra il sempre maggiore attaccamento a questo posto e il  progetto  di dedicarmi al vino  puntando su innovazioni tecnologiche e sulla qualità.   Fino a quel momento, infatti, Fattoria di Gratena, acquistata dai nonni e passata nel 1968 a mia madre Rosanna e a mio zio Paolo Sieni, era stata  condotta egregiamente, ma  in modo tradizionale. Le uve venivano vendute alla Cantina Sociale di Arezzo”. Per Fabio, abituato a seguire il nonno in campagna durante l’estate è stata una sorta di ritorno o riscoperta delle radici.

IMG_9955Nel riconsiderare le potenzialità aziendali e volendo operare nella viticoltura, Fabio decide di puntare sul Sangiovese e arrivano le prime riuscitissime prove tra cui il Chianti Riserva Rapozzo da Maiano. Si inizia a reimpiantare e a capire cosa estirpare, soprattutto di fronte alle vecchie vigne. Capita così di trovare nella vigna situata al colmo della collina, in posizione elevata, quella chiamata del Beppone, dal nome dell’ultimo mezzadro che l’aveva allevata fino al 1980, un vitigno particolare. È  una vigna di 700 piante risalente al 1954 circa. Le foglie sono diverse da quelle del Sangiovese, più simili a quelle del Cabernet. Si vinifica separatamente. Si assaggia a dicembre. Il risultato è deludente. Non è Cabernet, è un vino denso, scuro fortemente tannico, per niente erbaceo e al naso non proprio gradevole. L’intensità cromatica farebbe pensare a un vino usato nei tagli per dare colore, un po’ come il Colorino, ma il gusto lascia molte perplessità. Un nuovo assaggio. Quattro mesi dopo. È un altro vino, intenso, corposo, estremamente piacevole.

Carlo Zucchetti: “La scoperta del vitigno Gratena Nero deve essere stata una bella sorpresa, emozionante. Chi si è occupato della ricerca scientifica ?”

Fabio: “Giacomo Tachis fece un assaggio e ipotizzò che si trattasse di un’evoluzione del Cabernet, ma fu Attilio Scienza a condurre un attento studio ampelografico con l’Università di Milano che lo portò  dopo tre anni di micro vinificazioni a stabilire l’individuazione di un nuovo DNA quindi di un vitigno originale registrato con Decreto Ministeriale del 28 maggio 2010 con il nome di Gratena Nero ”.

IMG_9978

Carlo Zucchetti:” Per quanto riguarda la potatura: sei della squadra guyot o cordone speronato?”

Fabio: “Sto crecando di trasformare tutto a guyot, c’è più lavoro, ma meno problemi, almeno nelle mie vigne. Il particolare microclima, la posizione, questa bella sinergia di sole, luce, pietra e vento favoriscono la vegetazione e questo richiede già nel vigneto una buona manodop

era che garantisca  una cura assidua, una buona gestione del verde per il mantenimento della pianta in equilibrio”.

Camminiamo nel vigneto circondato da boschi, dall’altezza della collina il paesaggio si apre verso le vallate.

Carlo:”Un’azienda come questa  immersa in un contesto naturalistico davvero eccezionale richiede un profondo rispetto dell’ecosistema. La scelta del biologico immagino sia stata quasi obbligata visto il contesto, sapendo come la pensi credo che per te sia  stata una strada naturale, scusa il gioco di parole! Gli ospiti dell’agriturismo  saranno ben felici di trovare questi panorami ”

Fabio: “Sì, è vero. Siamo in regime biologico dal 1994, e per me è davvero importante cercare di seguire la natura senza forzarla. Anche in cantina sto iniziando a pensare di fare un lavoro diverso sui lieviti. Non ti nascondo però che  abbiamo anche grossi problemi, in particolare con gli animali, soprattutto cinghiali e caprioli alla ricerca di germogli teneri e freschi“.

Carlo:” Parliamo di vino, hai cambiato qualcosa nella vinificazione?”.

Fabio: “Sto cercando di spostarmi gradatamente verso una maggiore freschezza, di usare legno grande e barrique vecchie. Mi piace la semplicità, la tipicità, la naturalezza. Cerco un vino diverso, che abbia un carattere riconoscibile. Vorrei un vino di territorio dove si senta il profumo intenso dei frutti rossi. Non voglio un vino internazionale. E sto rivedendo la gamma della cantina, al momento ho deciso di togliere il Rapozzo da Maiano”.

IMG_0022”Devo dire che non approvo questa tua scelta – dice Carlo sorridendo – Il Rapozzo è stato il vino che ti ha fatto conoscere, un po’ il biglietto da visita dell’azienda. Anche per quanto mi riguarda, ricordo che mi colpì a una degustazione fatta ad Arezzo dove poi ci siamo conosciuti, ma capisco che avere un vitigno unico  impone un ripensamento, ho visto che stai puntando molto sul Gratena Nero proposto  in purezza o  in “vinaggio” con il Sangiovese e che, nelle annate migliori,  dà uno splendido passito.” Intanto siamo passati sul fianco opposto del crinale dove c’è l’oliveto. Oltre alle 120.000 bottiglie di vino provenienti dai circa 16 ettari di vigneto infatti Fattoria di Gratena produce anche olio extravergine di oliva (Frantoio, Leccino e Moraiolo).

La visita si avvia alla conclusione, torniamo verso la macchina. Sulla strada il dislivello mostra le stratificazioni del terreno, emergono  il galestro e la pietra che sembrano piccole pennellate  grigioverde chiaro. La luce intensa di mezzogiorno  si ammorbidisce nelle ruvide ed eleganti sfumature pastello e lo sguardo  naufraga dolcemente in un mare di serenità .

 Logo Divini Etruschi.blogFattoria di Gratena fa parte dei Divini Etruschi, la manifestazione volta a  promuovere  i vini dell’antica Dodecapoli Etrusca  che si terrà  a Volterra a Palazzo Pretorio  il prossimo 1-2-3 maggio 2015.

 

 

IMG_0025Fattoria di Gratena

Località Pieve a Maiano – Civitella in Val di Chiana (Arezzo)

Tel. 0575 368664 Fax 0575 987935

www.gratena.it

gratena@katamail.com

 

Visite in canina su prenotazione

Agriturismo

 

I Vini

Chianti DOCG Gratena (Sangiovese)

One Hundred IGT Toscana rosso Siro One Hundred (Gratena Nero)

Siro Fifty IGT Toscana rosso (Gratena Nero, Sangiovese)

Palazzone: la consapevole armonia fra territorio e tempo

palazzone

La macchina procede moderatamente spedita, scivola su una strada familiare, padroneggia la sinuosità del percorso. Lo sguardo è meno attento, si affida alla memoria più che alla scoperta, cerca conferma più che meraviglia in una sensazione domestica e confortante. Anche quando all’orizzonte si scopre la rupe, l’abbraccio dei tetti e delle case intorno al Duomo che sembra con le sue guglie alzare le braccia al cielo, quasi a sottrarsi da quella stretta per sottolineare la sua imponenza, anche allora ci sentiamo sicuri. Siamo all’interno di un percorso in cui ci aspettiamo la bellezza del paesaggio, cerchiamo i segni e le tracce di ciò che è conosciuto e che amiamo. Perché qui è dove sono segnati i confini amministrativi, ma non di colori e forme tra  l’Alta Tuscia e l’Orvietano.

Il Palazzone

Svoltiamo verso Rocca Ripesena e lasciamo Orvieto a controllare le nostre mosse dalla sua posizione rialzata. Appena la strada curva, ci troviamo sulla destra il vigneto che cavalca la collina trasformandola in  una grande onda verde. Al centro il Palazzone da cui prende nome l’azienda, luogo da sempre dedicato all’accoglienza: oggi come elegante agriturismo, un tempo, presumibilmente già dal 1300, come ostello per viandanti e pellegrini.  Giovanni Dubini arriva poco dopo di noi. Gentile, ma non affettato, concreto, ma al tempo stesso capace di gestire una sua naturale spinta verso il pensiero astratto, Giovanni mostra subito una solida conoscenza del territorio e delle tecniche vitivinicole che  lo rendono un personaggio estremamente interessante per capire questa zona felicemente vocata all’allevamento della vite.

Carlo Zucchetti e Giovanni Dubini

“La mia famiglia è originaria di Lecco, mio padre era impiegato in una ditta che lavorava l’alluminio, il suo settore si occupava in particolare della fabbricazione dei tubetti per dentifricio. Ricordo ancora come da una pastiglia d’alluminio per estrusione si ottenesse il tubetto che poi arrivava, insieme ad altri, alle operaie per l’avvitamento manuale dei tappi. Poi, alla fine degli anni ’50, quando la Palmolive, di cui eravamo fornitori, aprì il suo stabilimento vicino Roma, ci trasferimmo ad Anzio. Nell’inverno del 1968 i miei vennero a Orvieto insieme a una coppia di amici che stavano cercando di comprare una casa in zona. Capitarono anche qui dove, all’epoca, c’erano due poderi a mezzadria, in uno stato di semi abbandono. Mio padre rimase fortemente colpito, tanto che riuscì a vincere le perplessità di mia madre e nel 1969 acquistarono la proprietà. Iniziò la ristrutturazione

delle case coloniche, la sistemazione delle strade, i nuovi collegamenti fra i due poderi, e un ripensamento delle coltivazioni.” Intanto le guglie del Duomo di Orvieto, in lontananza, solleticano il  cielo carico di blu. “Mio padre ha piantato la prima vigna nel 1971 e ha continuato fino al 1976 per un totale di 18 ettari di vigneto. All’epoca, tra l’altro, c’erano degli incentivi per la vite che permisero a tutta la zona di rafforzare la sua vocazione colturale. Noi in quel periodo, ed è stato così fino alla fine degli anni ‘70, conferivamo alla Cantina Sociale. Poi più o meno nel ‘76 mio padre che trovava assurdo avere i vigneti e dover comprare il vino, chiese a Marco Monchiero, enologo di grande pregio che lavorava alla Bigi, dei consigli per poter iniziare a vinificare. Il nostro primo vino arrivò nel 1978”.

Per l’agricoltura in generale è un momento di grandi trasformazioni, una sempre maggiore meccanizzazione, nuove tecniche, ma soprattutto l’evoluzione da un’agricoltura tradizionale a quella specializzata.

“Quando nel 1984 mio padre è morto, io e mio fratello Lodovico abbiamo cercato di capire come volevamo andare avanti. Nel 1987 abbiamo deciso di fare una nuova cantina e di vinificare l’intera produzione, nel 1992 abbiamo impiantato altri 6 ettari di vigneto e abbiamo iniziato a pensare al reimpianto di quelli esistenti partendo da esigenze e criteri diversi”.

Carlo: “Che tipo di terreno hai qui?”

Giovanni Dubini e Carlo Zucchetti

Giovanni: “Rocca Ripesena, è una zona molto particolare, il terreno è argilloso di origine sedimentaria, i vigneti  sono esposti a nord-est, cosa che permette di mantenere una certa freschezza, l’importante è tenere il terreno lavorato. Personalmente sono contrario all’inerbimento. La cosa fondamentale per fare un buon vino è conoscere le caratteristiche del proprio territorio e ovviamente del proprio lavoro. Operando nel mondo del vino ho capito che in questo campo tutto è già stato detto e scritto, è difficile inventare cose nuove è invece opportuno dare nuove interpretazioni a quello che c’è già. Se si vuole operare nel mondo enoico bisogna prendere consapevolezza che i tempi del vino sono lunghissimi, spesso comprendono più generazioni, ognuno di noi si inserisce in un tratto di questo percorso millenario. Il nostro è un lavoro che più di altri richiede una scelta e una passione perché spesso si tracciano strade di cui, per limiti imposti dal nostro tempo biologico, non vedremo la meta”.  Giovanni ha quello strano modo di essere riservato di chi non per timidezza, ma per concretezza si rivela a poco a poco. È una persona che lascia trasparire lentamente una profonda consapevolezza e preparazione professionale, dalle sue parole si coglie una saggezza che si è presa il rischio dell’errore.

Carlo continua la sua indagine sulla longevità dei bianchi: “Il Campo del Guardiano esce dopo 2 o 3 anni, anche Il Terre Vineate abbiamo potuto verificare che ha una longevità interessante: lo scorso anno abbiamo assaggiato un 1995 di grande complessità  nella serata di Per Bacco a Civitella d’Agliano dedicata ai bianchi da invecchiamento: che cosa rende un bianco longevo?”

Giovanni: “Il terroir.  Questa è una zona particolarmente vocata per i bianchi da evoluzione e più in generale per la vite. Il terreno  argilloso di origine sedimentaria della Rocca Ripesena. quello vulcanico dell’Altopiano dell’Alfina hanno sempre ospitato vigneti. Sono 2500 anni che qui si fa il vino, tante cose sono cambiate, ma il territorio rimane la costante a cui fare riferimento, che dovremmo tenere in maggiore considerazione. È questo territorio, particolarmente adatto all’allevamento della vite,  che ha dimostrato grandi potenzialità, e dovrebbero essere sfruttate meglio. Si dovrebbe puntare di più sul vino e sulla sua capacità di fare da traino economico sia in senso stretto legato al comparto sia come attrazione turistica”.

Carlo: “Sia a livello di comunicazione che a quello più specificamente agronomico è fondamentale rintracciare gli stretti legami tra colture e territorio. L’importanza del vino di Orvieto ha lasciato molte testimonianze storiche, tra l’altro anche riguardanti uno dei suoi capolavori simbolo: il Duomo. Leggevo, infatti, del contratto di lavoro stipultato nel 1500 da Luca Signorelli per la realizzazione degli affreschi del Duomo, dove il pittore richiede 12 some (1000 litri) di vino all’anno”

Palazzone sarà presente questo fine settimana a Nelle Terre del Grechetto a Civitella D’Agliano, sia nel percorso enoico che nelle degustazioni guidate. Il Grechetto è protagonista di una serie di iniziative che tentano di approfondire l’importanza e il senso di investire su questo vitigno, è uno dei progetti a cui Carlo sta lavorando: “Per il nuovo Disciplinare hai dovuto aumentare la percentuale di Grechetto nell’Orvieto Classico come ti sei trovato con questo cambiamento?”

Giovanni:”In realtà non sono d’accordo con questa variazione del Disciplinare che a parer mio deriva da un errore di interpretazione di fondo. Si è deciso di aumentare la percentuale di Grechetto analizzando i vari vitigni dell’Orvieto, vivisezionandoli, senza tenere nella giusta considerazione che si tratta di un vino che storicamente era stato pensato con vitigni complanari in cui ogni vitigno porta qualcosa. La longevità la dà il Procanico, mentre il Grechetto è sicuramente espressione e sintesi della storia della viticoltura del Centro Italia”.

Carlo: “I tuoi vini sono frutto di vinaggio o uvaggi? Vendemmi separatamente?”

Giovanni: “Il Campo del Guardiano è un singolo vigneto di piante più vecchie locato su siti ricchissimi di argilla”. 

Carlo chiede dei progetti futuri e Giovanni ribatte: “Trasferirmi in India non appena i miei figli, Benedetta, che ha una solida formazione giuridica, e Pietro, che ora frequenta enologia a Udine, riusciranno ad occuparsi dell’azienda. Come sai sono 7 anni che andiamo in India con mia moglie Cristiana, qualche volta anche con i nostri figli. Ci torneremo a Natale. L’India con i suoi tempi per noi occidentali ormai improbabili, con il suo essere l’Altrove, con le sue mille realtà che si sovrappongono mi sembra un buon progetto per il futuro. In tempi e spazi  più vicini sto cercando di fare un vino dedicato alla Grotta, la nostra prima cantina, che in realtà era una tomba etrusca. 3-4 anni fa ho impiantato un angolo di vigneto mescolando verdello procanico malvasia. Voglio provare a vinificare come un tempo, con il torchio a mano, nei tini di castagno”.  

Poi il discorso passa ai vini naturali. Giovanni: “Molto spesso le persone non hanno avuto la possibilità e la capacità di assaggiare e si affidano troppo alle mode o a pareri un po’ superficiali. Ma l’oggettività di base di un vino per me è un assunto imprescindibile: i difetti sono e rimangono tali. Probabilmente noi produttori abbiamo esagerato nel recente passato, forse abbiamo utilizzato troppa tecnologia, forse troppi lieviti selezionati, ed è vero che c’è stato un periodo in cui i vini si assomigliavano tutti. Ma la strada giusta è nel mezzo”. Carlo, reduce da una piccola divergenza di vedute con un giornalista di Slow Wine che mostrava  entusiasmo per un “vino naturale” manifestamente ossidato, rimarca: “Fare “vini naturali” buoni è possibile, ma devono essere esenti da difetti. Il fatto di essere “naturali”, e bisognerebbe capire bene cosa intendere con “naturale” parlando di vino (che è un prodotto e in natura non esiste), non può giustificare l’ossidazione o l’acetica alta. Più si vuole fare a meno della tecnologia ed essere “naturali” e più bisogna conoscere esattamente i processi e il loro funzionamento, insomma bisogna prima padroneggiare la grammatica per arrivare a una buona sintassi, a un discorso articolato e corretto che a quel punto può cercare il proprio stile per  raccontare il territorio.”

Giovanni ci porta a vedere la Grotta, la sua auto si inerpica credendo di essere un fuoristrada e ci conduce in questo angolo di freschezza. La vegetazione non addomesticata del bosco domina e  fa da contrappunto a quella più in basso, geometricamente ordinata delle viti. Siamo di fronte all’armonico contrasto tipico di questo straordinario territorio e viene voglia di organizzare al più presto una bella degustazione en plein air, o forse meglio una merenda…

 

 

 

 

 

 

Loc. Rocca Ripesena, 68
05010 Orvieto (TR) Italy
Tel. +39 0763 344921
Fax +39 0763 394833

www.palazzone.com
info@ palazzone.com

Su prenotazione è possibile visitare la cantina

I vini

Grek I.G.T. Grechetto Umbria Bianco  (Grechetto)

L’Ultima Spiaggia  IGT Umbria Bianco (Viognier)

Orvieto Classico Superiore DOC Terre Vineate (Drupeggio, Grechetto, Malvasia, Procanico, Verdello)

Orvieto Classico Superiore DOC Campo del Guardiano (Drupeggio, Grechetto, Malvasia, Procanico, Verdello)

Armaleo IGT Umbria Rosso  (Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon)

Piviere IGT Sangiovese Umbria (Sangiovese)

Rubbio IGT Umbria Rosso (Cabernet, Merlot, Sangiovese)

Muffa Nobile IGT Umbria Bianco (Sauvignon)