Tarquinia: tra mito, arte e potere etrusco
Secondo il mito, fu a Tarquinia che il fanciullo divino Tagete rivelò agli Etruschi le regole della loro religione. Fondata da Tarchon, la città sacra — antica Tarchna — divenne presto uno dei principali centri della dodecapoli etrusca. Conosciuta per la sua potenza politica, la raffinatezza culturale e le splendide necropoli dipinte, Tarquinia custodisce ancora oggi l’eredità di un passato in cui arte, religione e vino erano profondamente intrecciati.
Le origini mitiche
La leggenda narra che vicino al fiume Marta, dal solco di un aratro, apparve Tagete, fanciullo giovane nell’aspetto ma sapiente come un vecchio.
Tagete e Tarchon
Tagete rivelò agli Etruschi la disciplina della loro religione, e Tarchon fondò in quel luogo la città di Tarchna, la futura Tarquinia. Fin dall’inizio, Tarquinia fu un centro sacro e politico di enorme rilievo, destinato a guidare gran parte dell’Etruria.
La città e la sua ricchezza
Per estensione e numero di abitanti, Tarquinia fu paragonata ad Atene. Era una città ricca di cultura e di arte, dove la vita sociale e politica si intrecciava con un forte senso di raffinatezza.
I Banchetti aristocratici
La vitalità della città si riflette ancora oggi nelle pitture delle necropoli: scene di banchetti aristocratici con musici, danzatori e servi raccontano l’importanza della convivialità. Il vino, servito in coppe pregiate e accompagnato da cibi raffinati, era simbolo di prestigio e di appartenenza all’élite etrusca, legato anche al culto del dio Fufluns, divinità etrusca della vite e dell’ebbrezza.
Le necropoli e le pitture
Le tombe etrusche di Tarquinia sono un documento unico del mondo antico.
Colori e scene di vita
I blu, i verdi, i rossi e i neri delle pareti appaiono ancora vividi, trasportando il visitatore nel cuore della vita etrusca: banchetti, giochi atletici, cerimonie religiose e momenti di festa.
Le corse delle bighe
Tra le raffigurazioni compaiono anche le corse di carri, con aurighi e cavalli colti nell’attimo più intenso, testimonianza di un mondo in cui lo sport, la ritualità e la vita sociale si univano.
Tarquinia e Roma
Dal VII secolo a.C., Tarquinia estese la propria influenza fino a Roma.
I re etruschi
Da qui partì Luchmon, che divenne a Roma il quinto re con il nome di Tarquinio Prisco. Portò con sé istituzioni, simboli religiosi e pratiche di prestigio etrusche, tra cui i riti legati al potere e le grandi celebrazioni.
Il trionfo
Tra le tradizioni trasmesse vi fu anche il trionfo, cerimonia fastosa che univa sacralità e festa pubblica, durante la quale il vino e il banchetto erano protagonisti della celebrazione.
Il vino nella società etrusca
Le raffigurazioni delle tombe tarquiniesi sono tra le testimonianze più antiche del consumo e della produzione di vino in Italia. Le scene di banchetto mostrano come la viticoltura fosse già parte integrante della vita etrusca, non solo come alimento ma come espressione culturale e religiosa. Tarquinia, con il suo territorio fertile e collinare, contribuì a diffondere questa tradizione, legandola alla figura del dio Fufluns, signore della vite e dell’ebbrezza vitale.
Declino e continuità
Con la progressiva espansione di Roma, Tarquinia perse la sua autonomia politica, ma il suo patrimonio artistico e culturale rimase un punto di riferimento nell’antichità. Oggi, il legame tra la città etrusca e la viticoltura sopravvive nei vini della Maremma laziale e della Tuscia, che rappresentano l’evoluzione contemporanea di una tradizione radicata oltre 25 secoli fa.